L’isola in mezzo al mar.

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No vabbhè. Non sono sparita nel senso fisico del termine, non ancora. Ma Sofia ti ingloba nel suo mondo e non ce n’è per niente e per nessuno.
In questi lunghi anni di difficoltà per arrivare a vedere quel nasetto che si arriccia quando ride, ho avuto modo di pensare, riflettere, valutare e preparmi. Ho scelto coscientemente di diventare mamma sapendo delle notti insonni, del fatto che avrei perennemente puzzato di vomito, che non avrei più letto un libro/visto un film/ricamato/sferruzzato/svolto qualunque attività a scopo egoistico-ricreativo per mero piacere personale. Lo sapevo, per me fa parte del pacchetto. Negli ultimi giorni di gravidanza ho addirittura comprato un apposito taccuino su cui appunto idee, titoli di libri, di film, cose da approfondire, poi. Quando io non sarò più l’unico universo di Sofia e lentamente ricomincerò a trovare qualche briciola di tempo per me.
Lo sapevo e dirò di più, l’ho scelto. Certo non avrei disdegnato che la Gnappa ereditasse il mio amore per il sonno e ci godessimo entrambe lunghe notti tra le braccia di Morfeo… Per contro Sofia è al momento e in assoluto la bambina più sorridente, solare, socievole e tranquilla che io abbia mai conosciuto. Ho avuto un grandissimo culo.
Ma ad una cosa non ero proprio preparata, ed è questo che mi fa stare male, mi fa sbarellare. Io non mi aspettavo tanto isolamento, tanta solitudine.
Vivo un assetto logistico particolare. Dhaou lavora e sta fuori casa dalla mattina alle sette, sette e mezza di sera. È un papà partecipe e attento ma come tutti i papà di gode la Sgrinfia nel week end, durante la settimana, a parte quel paio d’ore la sera, siamo su “non pervenuto”.
I miei familiari? Mio padre vive a 10 minuti di macchina da qui, e in quasi otto mesi di vita di Sofia l’ha vista due volte per un totale di tempo che non supera i venti minuti. Mia madre, persa tra i suoi guai di salute, è una “nonna decorativa”, così come mia suocera e il resto del parentame tunisino.
Le amiche ci sono e sono piene di tanta buona volontà ma hanno le loro vite, lavori, casini, problemi, impegni. Fanno quello che possono ed è già tanto. Ma nel piano globale la situazione non cambia di una virgola.
La realtà è che se devo fare delle visite mediche come è capitato in questi giorni, Dhaou deve assentarsi dal lavoro. Che se io devo fare un esame per cui poi dovrei stare stesa e non prendere pesi per salvaguardare la mia colonna vertebrale, io mi ritrovo un’ora dopo in piedi, con 10 chili di pupa in braccio a lavarle il culetto. Che se non mi sento bene, non c’è nessuno a darmi una mano. Che se ho voglia di fare quattro passi, andare a fare una passeggiata con Sofia è difficile trovare compagnia. Che di cose potrei farne tante insieme alla mia Gnappetta ma che avremmo bisogno di una mano e questa mano non c’è. Che forse la mano la dovrei pagare ma non me lo posso permettere.
Per una come me è dura. Per una che ha fatto dell’amicizia un valore sacro, che considera le sue amiche la sua vera famiglia, è un boccone amaro e tosto da mandare giù.
Io non me lo immaginavo, non lo credevo, non sapevo, non pensavo che mai nella vita avrei potuto sentirmi così sola, come in questo momento. Ho Sofia, lo so. Lo ripeto, lo ribadisco e ve li firmo dove volete: ho avuto un immenso culo. Ma quando si ha un tesoro, una cosa bella, vorresti dividerla con le persone che ami. E quando ti guardi intorno e ti accorgi invece che non c’è nessuno bhè…
Passerà sicuramente. Però nel frattempo?

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Le cose che impari.

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AVVERTENZA: è spero evidente che questo post è scritto con tono ironico, ma quello che vorrei far arrivare è un messaggio molto semplice; belle mie, nessuna vi dice la verità sulla maternità…:

Da quando è nata Sofia, il mio mondo è cambiato e non tornerà mai più quello di prima. E se non si capisse, non è certo un lamento il mio, tutt’altro, visto che ho sbattuto 10 anni per avere tutto questo.
Sto imparando un sacco di cose interessanti… Che nessun manuale, nessun libro e praticamente nessuna amica ti racconta (io per fortuna ero stata adeguatamente illuminata da Lanterna… Il nome non mente!)
1) elasticità è la parola chiave. Elasticità a 360 gradi, su tutti i fronti. E quello che ti descrivono come “naturale” (un esempio per tutti, l’allattamento), in realtà richiede impegno, esercizio e costanza. Come in caserma. Metti in un bel wc le tue aspettative perché niente, niente, ma assolutamente niente andrà come avevo previsto/sognato/desiderato/temuto. La verità è che tu, come madre, non hai il controllo su nulla, per cui meglio prenderla come viene.
2) ho passato gli ultimi 10 anni assistendo alle nascite dei figli delle mie amiche, nonostante i problemi che avevo nel settore. E quando qualcosa era troppo pesante per me, semplicemente mi allontanavo, e poi tornavo. Sempre. Mai mi è venuto in mente di colpevolizzare loro per i cazzi miei. Eh bhè, ho imparato che non siamo tutte uguali in questo senso. Però sentirmi dire certe cose dopo tutto quello che c’è voluto per avere Sofia bhè… Ti fa un po girare le
Palle ecco.
3) la reciprocità non va mai data per scontata. Se io mi sono premurata di andare da amiche puerpere che come me erano prive di una qualunque rete di supporto a dare una mano, dal fare bagnetti alla pupa allo stirare il bucato di tre settimane, non é affatto detto che poi quando sarò io ad affogare qualcuna di loro si ricordi di venire a darmi una mano.
4) Non fare programmi, di nessun tipo. Perché non c’è regolarità, non può esserci prevedibilità nella tua giornata. Fatti riempire frigo e freezer e vivi alla giornata. Non è detto che tu possa fare una doccia quando ne senti la necessità o che tu abbia il tempo di cuocerti un piatto di pasta
5) I bambini non sono tutti uguali e io comincio a sospettare che soprattutto quelli di cui parlano nei manuali siano di razza aliena. Mia figlia non ha mai dormito 18 ore al giorno, odia stare troppo in braccio e quando ha fame piange come se la stessero scuoiando viva… Da 0 a 100 in due secondi netti, altro che pianto “basso e crescente”.
6) non spendere un euro un tutine lettino carrozzina et similia. Investi tutto il tuo budget in una tata, una governante, una badante, insomma qualcuno che ti permetta di delegare completamente la gestione della casa e che essendo pagato ti consente anche di “pretendere” (cosa che magari non ti senti libera di fare con un familiare) e che non sia stravolto quanto te (tipo tuo marito).
7) impara a dormire su qualunque supporto che ricordi anche solo vagamente un letto e in 10 secondi netti devi addormentarti. Il tempo è un bene prezioso e va ottimizzato
8) hai presente tutte quelle che ti appaiono come madri perfette, con figli angelici, che a tre ore dal parto si rinfrescano il trucco per ricevere visite, che tre giorni dopo escono dall’ospedale con il tacco 12 e la messa in piega, che una settimana dopo hanno la casa splendente i dolci in forno e il sorriso a 24 carati? Ecco, la realtà NON È QUELLA. La realtà è fatta di giorni in cui non trovi il tempo di bere un bicchiere d’acqua o di fare pipì, in cui il tuo pranzo sarà due fette di pancarrè con un formaggino spiaccicato dentro perché non hai coltelli puliti, in cui sarai così stravolta dalla stanchezza da non sapere più nemmeno come ti chiami, in cui piangerai singhiozzando senza riuscire a capire minimamente il perché, in cui ti aspettavi altro e questo ti farà sbarellare, in cui ti sentirai sola e assolutamente inadeguata nel far fronte alle esigenze di un piccolo esserino urlante.
9) la regola aurea dei neogenitori; mai, mai, mai per nessun motivo al mondo vantarsi con amici parenti o conoscenti di quanto sia buono tranquillo e pacioso il vostro pupo. Parlo per esperienza: il tempo di tornare a casa e quell’angelico esserino si sarà tramutato in Damien il figlio di Satana. Se è tranquillo, vi dorme la notte e non vi fa sbiellare ringraziate la vostra buona stella, prendete coscienZa del fatto che è una botta di culo e in quanto tale soggetta a cambiamenti, godetevela finché dura e soprattutto TACETE.
10) c’è luce alla fine del tunnel. Le coliche, gli assestamenti, le bestemmie, il non capire perché cazzo piange, tutto questo prima o poi comincerà a migliorare, lentamente, impercettibilmente… Ma le cose cambieranno. Comincerete a capire i suoi pianti, i suoi orari, i suoi ritmi, le coliche si diraderanno, lui vi sorriderà e tutto il resto in un momento verrà accantonato.

Tsunami Sofia.

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E si… Sono stata fagocitata da questa Gnappetta, come si può facilmente intuire. Posso dire con sincerità che nulla, nulla poteva prepararmi a questo tsunami.
No perché se fosse andato tutto liscio come l’olio bhè mi sarei quasi preoccupata.
Il parto mi ha fatto letteralmente a pezzi: 5 stimolazioni in due giorni… La piccola doveva nascere, per forza… Avevo problemi al fegato che mettevano a rischio il suo cuoricino. Ma a parte i fumogeni, non c’erano alternative per farla uscire: cesareo, che dopo nove mesi di anticoagulanti a palla e su una talmente anemica da sembrare Casper non è il massimo.
Insomma, un tracollo fisico notevole, a cui si è aggiunta la potenza distruttiva di Sofia. I primi 15 giorni sono stati da incubo… Non per le nottate, non per la fatica… Perché continuavo a ripetere a tutti “questa bimba non sta bene”. E tutti mi rispondevano, a vari livelli, che ero una povera pazza paranoica. Sofia è stata dimessa dal nido con un calo patologico e in dimissione protetta. E per quanto io facessi non prendeva peso. Gli infiniti controlli dai pediatri hanno avuto come unico risultato quello di costringermi ad abbandonare l’allattamento al seno, a cui tenevo tantissimo. Mi hanno detto di tutto e distrutta emotivamente: il mio capezzolo non andava bene, il mio latte scarso e poco nutriente, non ero capace ad allattare (ma vaaaaa), ero troppo tesa e quindi la piccola non si nutriva a sufficienza. Nonostante il passaggio all’allattamento misto e poi all’artificiale, la Gnappa non solo non cresceva ma continuava a calare. E poi c’è stato il tracollo emotivo e psicologico… Perché oltre agli ormoni senti la frustrazione di non riuscire a nutrire e a curare tua figlia, cominci a pensare che gli altri hanno ragione, che non sei una buona mamma, che non sei abbastanza per lei. Ricordo ancora impresse a fuoco le parole dell’ennesima pediatra, che dopo avermi sentito esporre le mie perplessità, mi disse “ma signora, lei è mamma da una decina di giorni, che istinto vuole avere?!?”. E infatti… A 15 giorni di vita, una domenica pomeriggio, sono diventata mamma: ho smontato casa a forza di urla, ho insultato chiunque, avevo letteralmente la bava alla bocca ma alla fine sono riuscita a convincere il Boccolone a portarmi al pronto soccorso pediatrico. “Se sono pazza è la volta buona che ti liberi di me, ma se ho ragione io??”. Penso che sarei arrivata a picchiarlo. Sentivo che non c’era più tempo da perdere. E infatti… Sofia è stata ricoverata d’urgenza per disidratazione. Aveva un’infezione urinaria molto importante che le causava disappetenza e calo ponderale. È stata ricoverata per 11 giorni in patologia neonatale. Flebo, incubatrice, antibiotici. Attraversavo Roma sui mezzi, con i punti che tiravano e con le lacrime di rabbia e di dolore, e alle 9.30 ero puntuale per la prima poppata. La vedevo trenta minuti ogni tre ore, tre ore che passavo in giro per l’ospedale… Fino alle 23, quando dopo l’ultimo ingresso tornavo a casa. E dopo 11 giorni ce la siamo riportata a casa… Con il terrore di non essere in grado, di vedere ripetersi tutto.
E invece abbiamo preso il via. Ci stiamo conoscendo… Io sto cercando di riprendermi fisicamente (dalla prossima settimana dovrò ricominciare le flebo di ferro) ed emotivamente, di imparare a fidarmi del mio istinto e a seguirlo nel prendermi cura di lei. Lei se la vede nera, certi giorni sono tosti tra coliche, stipsi e un reflusso micidiale, con tanto di apnee, che ci costringe a darle un latte addensato che aggrava coliche e stipsi.
Però quando la prendo e mi guarda e ride… Tutto passa, tutto si dimentica, tutta la fatica e il dolore per arrivare ad abbracciarla nemmeno me li ricordo.

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Sofia.

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E sveliamo l’arcano. Sabato 22 marzo, alle 13.10, dopo 5 stimolazioni fallite, grazie ad un taglio cesareo è nata nostra figlia Sofia.
Chi legge questo blog sa che nel nostro caso la gravidanza è durata più o meno 9 mesi+10 anni precedenti. E soprattutto che Sofia non è la nostra prima figlia ma è la prima a farcela. È stata una gravidanza impegnativa, con un sacco di problematiche di base più altre che si sono aggiunte strada facendo, con le ansie e le paure del passato a scandire ogni tappa.
Sofia per noi è la cosa più bella che ci sia al mondo. E onestamente a tratti sono ancora incredula e frastornata. Eppure quella bambolina ha i miei occhi e i capelli del papà. Non vedo l’ora di portarmela a casa ed iniziare la nostra nuova vita. >

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The story.

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Come si intuisce dal silenzio e dai pochi post che scrivo, criptici e oscuri, è un momento cruciale e delicato della mia vita. E non dirò di più.

Solo che oggi, casualmente, girovagando, sono incappato in uno spezzone di Grey’s Anatomy, il mio telefilm feticcio-cult. Uno spezzone in cui Callie (Sara Ramirez) canta con estrema passione questa canzone. Non so perché proprio oggi sono andata a leggermi il testo. La sento talmente mia da mozzarmi il respiro. E allora anche se non mi sento di essere completamente trasparente qui sul blog rispetto alle novità della mia vita (almeno non per adesso), questa devo metterla, per forza.

The Story
Brandi Carlile

All of these lines across my face
Tell you the story of who I am
So many stories of where I’ve been
And how I got to where I am
But these stories don’t mean anything
When you’ve got no one to tell them to
It’s true
I was made for you

I climbed across the mountain tops
Swam all across the ocean blue
I crossed all the lines and I broke all the rules
But baby I broke them all for you
oohh Because even when I was flat broke
You made me feel like a million bucks
You do
I was made for you

(instrumental)

You see the smile that’s on my mouth
It’s hiding the words that don’t come out
And all of my friends who think that I’m blessed
They don’t know my head is a mess
No, they don’t know who I really am
And they don’t know what
I’ve been through like you do
And I was made for you

All of these lines across my face
Tell you the story of who I am
So many stories of where I’ve been
And how I got to where I am
But these stories don’t mean anything
When you’ve got no one to tell them to
It’s true
I was made for you

Tutti questi segni sul mio viso
Raccontano la storia di chi sono
Cosi tante storie di dove sono stata
E come sono arrivata dove sono
Ma queste storie non hanno significato
Quando non hai nessuno a cui raccontarle
E’’ vero
Io sono stata fatta per te

Ho scalato le cime delle montagne
Nuotato per l’’oceano blu
Ma ,baby , io li ho superati per te
Perché anche quando ero squattrinata
Tu mi hai fatto sentire molto preziosa
Si lo fai
E io sono stata fatta per te

Vedi il sorriso che è sulla mia bocca
Sta nascondendo le parole che non escono
E tutti i miei amici pensano che io sia benedetta
Loro non sanno che la mia testa è incasinata
No,loro non sanno chi sono realmente
E loro non sanno cosa ho passato ma tu si
E io sono stata fatta per te

Tutti questi segni sul mio viso
Raccontano la storia di chi sono
Cosi tante storie di dove sono stata
E come sono arrivata dove sono
Ma queste storie non hanno significato
Quando non hai nessuno a cui raccontarle
E’’ vero
Io sono stata fatta per te

oh si E’’ vero
Io sono stata fatta per te

Di freddo, misteri e aria natalizia.

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E finalmente è arrivato il freddo, anche qui a Roma. Quello che ti ghiaccia il naso e le mani. Quello che ti fa sognare una tazza di infuso caldo, la copertina e il divano. Quello che senti nell’aria che è in arrivo… Natale. Argh.

Quest’anno, per motivi che non mi sento di sciorinare qui, almeno sulla carta il mio dicembre lavorativo dovrebbe essere molto più light e più gestibile. Due giorni pieni e due mezze giornate a settimana, e stop. Non male, rispetto ai 24 giorni senza tregua fatti l’anno scorso.

Questo Natale lo aspetto con trepidazione, timore, curiosità e attesa. Sarà un Natale unico e speciale, lo so, me lo sento. Magari quest’anno non attiverò nemmeno la modalità Scroodge, tiè.

Sono cambiate tante cose in questi mesi, ma non è il momento di parlarne… tra un po’, ma non adesso.

Intanto mi preparo al mio vicino genetliaco (36 anni… porca puttana…….) e all’atmosfera natalizia. E poi… si vedrà.

 

Eye of tiger.

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Ormai è chiaro: sento l’esigenza, a volte, di staccarmi dal blog. Soprattutto d’estate, che non è certo la stagione che preferisco.

Ma eccomi qua: i miei post saranno pochi e laconici forse, ma che ci volete fare? Sono fatta così, nel bene e nel male.

Com’è andata l’estate? Bhè… è passata. Finalmente è autunno, più o meno. La nostra vita prosegue, novità grandi e piccole, scosse e scossette, ma noi siamo sempre qui.

E’ tempo della ripresa: lenta, un po’ diesel.

Ieri ero con il Boccolone, e abbiamo sentito questa: secondo me porta fortuna. Per cui la lascio a tutti voi, se c’è qualcuno che ha ancora la pazienza di seguire i miei sproloqui. Per avere il coraggio di prendere davvero in mano la propria vita, guardare in faccia i mostri e le paure, e affrontarli. Che sia di buon auspicio per tutti… per tutti quanti!